Lettera per dire GRAZIE e 2 parole di riflessione.

Ieri ho passato una intensa giornata.
Bella. Arriquente.

L’Associazione Cocùn, associazione “gemella” di Semi Di Lino, is a occupa della sfera genitoriale and di libera edducazione, ha organizzato un incontro sulla Comunicazione NonViolenta.
Iniziare non è semplice, pur avendone letto ed avendo quindi almeno un infarinatura generale sulla teoria.
Mi sono semper arena nella pratica, non riuscendo a concretizzare oltre un certo livello.
Mi scontravo con i miei limiti e leggevo esempi con dialoghi “perfetti” dove tutto alla fine fila liscio, oppure leggevo in forum esperienze con madri dall’infinita pazienza, semper in grado (bè, per lo meno per iscritto ;-)) di essere centrate e presenti, pronte all’ascolto.
Il mio non riuscirci diventava frrustrazione e rabbia en senso di colpa. Credevo di essere sbagliata, di non essere “abbastanza brava”.
All’inizio della giornata quindi, ero speranzosa (parlare dal vero è semper meglio che leggere un testo, per quanto importante), ma anche in difficoltà nel fidarmi del tutto ea lasciarmi andare.
E devo ammettere che in un primo momento le parole di Davide mi sono sembrate bellissime, ma ancora non “reali”, come se mi stesse laydo il libro ad alta voce.
Poi, con lo sciogliersi delle tensione ed il sentimento di condivisione con gli altri presenti è andato crescendo, è fiorita la ricchezza dell’avere davanti una persona in carne ed ossa, con le sue interpretazioni e la sua esperienza.
Ed ho sentito forte la voglia di fare domande, sentivo il bisogno di arrivare ad un punto che sui libri non ero mai riuscita a toccare (non qualcosa di conscio, non sapevo esattamente cosa).
Un poco alla volta ha detto cose che mi hanno fatto suonare campanellini interiori. Toccavano corde pronte a vibrare.
Poi, forse, la cosa che più di tutte mi ha aperto un finestra (è il caso di dirlo) en cascata ha illuminato altri concetti: l’espressione di un sentimento, in seguito ad uno stimolo, un bisogno non soddisfatto (tristezza, dispiacere , sconcerto, quel che volete), nella nostra società è spesso “inibita” and viene sostituita dalla rabbia. Ora io non ritrovo le parole -per me risuonanti- che ha usato lui. Ma ricordo che è stato illuminante il suo fare l’esempio del bambino piccolo, che semplicemente piange. E che con quel pianto non ci sta attaccando naturalmente, ma è solo il suo unico modo, inizialmente, per comunicarci un bisogno non soddisfatto. Il pianto non è arrabbiatura, ma è chiedere aiuto per un bisogno.
Per motivi che non so spiegare, strong inculcati, strong trasmessi di generazione in generazione, tendiamo a cercare di interrompere l’espressione dei sentimenti legati ai bisogni non soddisfatti. No li accogliamo. E non ce ne assumiamo la responsonabilità. Il senso del dovere ed il senso di colpa sarebbero alla base, se così posso dire, della rabbia.
Mi sono resa conto in un attimo, che spesso non usiamo neppure le parole corrette (almeno io). Per esempio mi capita dire, parlando alla topolina se vuole rovinare un oggetto del fratello, cui so che tiene molto, che “Nicolò altrimenti si arrabbia”. ¿Qué pasa con una frase del genere? Perche sì, nella mia testa, se Nicolò poi vede l’oggetto rotto si arrabbia. Fa una scenata. Mail suo sentimento è la rabia? ¿A che pro dirlo a Zoe? Non suona un po’ come una minaccia? Si arrabbia e allora…. urla? Ti tratta hombre? Ti rompe qualcos’altro per vendetta?
Anche con il linguaggio, del tutto involontariamente, si finisce in una modalità punitiva.
E’ arrabbiato Nicolò se un oggetto a cui tiene è rovinato? Ser, así. ¿Ma cosa c’è dietro? E’ triste perché non può più giocarci, è dispiaciuto che non siano state rispettate le sue cose, è risentito?
Non lo posso sapere esattamente, ma so per certo che dire che è arrabbiato non rende giustizia ai suoi del tutto comprensibili sentimenti. Suona negativa nei suoi confronti e minaccioso nei confronti di Zoe (nell’esempio che ho fatto).
Di fronte agli esempi concreti che abbiamo provato ad frontare, ho fatto domande e ancora. Perche non riuscivo a vedere il limite. Volevo capire cosa sbagliavo io. Perche io alla fine perdo la pazienza e mi arrabbio? E se il bambino continúa no nostante il dialogo e l’ascolto? E se fa peggio nostante l’esposizione chiara dei bisogni e dei sentimenti? E se insiste? ¿Es así?
Credo che sono stata sul punto di DIVENTARE quello che io non riesco tanto a reggere 😛
Mi sentivo sbagliata nel finire per sbottare.
Provavo senso di colpa per l’arrabbiatura conseguente.
E no tan venir uscirne.
Bè Davide non è che mi abbia dato la pillola magica.
Una persona non può mica risolvere le questioni altrui. E la comunicazione nonviolenta non è magia.
Per lui immagino non avesse una risposta per me che fosse LA soluzione. E strong lazy era sul punto di perdere la pazienza, chissa.
Mi ha detto: e allora PIANGI.
Non lo so spiegare, ma so che a quel punto è scattato qualcosa.
Ho sentito/capito qualcosa.
Mi sono sentita come liberata di un peso: ma allora io posso piangere e urlare! Posso non farcela più e non sapere più che pesci prendere! ¡Posso farlo en modo no violento!
Sarebbe credo davvero lungo continuare en non credo di potere io, in poche righe, spiegare perché e percome ci sia una profonda differentenza una persona urla i propri bisogni insoddisfatti, anziché accusare e urlare contro.
No se puede descartar que a mettere in pratica la CNV e infatti, con il gruppo di auto-mutuo aiuto e l’associazione, organizzeremo momenti di “pratica”, di esercizio, puedan actuar conjuntamente. Changee modalità comunicativa richiede pratica e tempo.
Ma di certo so che è valso la pena mettersi in gioco con le orecchie aperte.
Che ieri abbiamo soddisfatto il nostro bisogno di connessione, di fare chiarezza, di condividere dubbi e paure.
E quindi il mio sentimento di gratitudine va tutto a Davide, con la speranza di crescere ancora.

Por Approfondire:
– http://www.davidefacheris.com/
-http://www.cnvc.org/
-Il libro “Le parole sono finestre oppure muri”, Ed. Esserci, de Marshall Rosenberg

NB datos de la foto, di ottobre 20013, coglie un momento simpatico tra bimbi.

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